Il primo giorno

Ci siamo. Dopo tre anni in Polesine alla direzione della "Voce di Rovigo" e due anni a Milano, nella redazione del mensile specializzato in editoria e giornalismo "Prima Comunicazione" , torno a dirigere un giornale della mia Toscana, addirittura un giornale della terra da cui proviene la famiglia di mia madre originaria della Val di Cecina, una terra amatissima che avevo solo sfiorato nei primi anni Duemila dirigendo il "Corriere" di Firenze, Prato, Lucca e Versilia (oggi "Nuovo Corriere"). Credo, per lunga frequentazione, di conoscere abbastanza bene questo territorio, ma ho senz'altro molto da scoprire: una cosa è venire qui ogni tanto, una cosa è affrontare da giornalista Livorno, Cecina, Rosignano e il resto della provincia, fino all'isola d'Elba. Lo farò con la massima umiltà, aspettandomi i consigli della mia nuova redazione ma anche dei lettori. Una cosa è certa: parto libero da pregiudizi, fuori da ogni consorteria, da ogni giro, da ogni potentato. Ho obblighi solo nei confronti del mio editore, che è la cooperativa di giornalisti Adriano Sisto Editore, e un debito di riconoscenza verso il fondatore di questo giornale, Cristiano Lucarelli. E devo ringraziare il mio precedessore Giancarlo Padovan per il lavoro che ha fatto nel corso della sua direzione. Nient'altro. Come dire: ho l'onore di firmare da oggi uno dei pochi quotidiani indipendenti esistenti nel nostro Paese, come giustamente avverte la scritta che potete leggere sopra alla nostra testata. Quanto alle possibilità del "Corriere" di sfondare dopo questi due anni di rodaggio, credo fermamente che nonostante la crisi che per tutto il 2009 ha percorso il mondo dell'informazione ed in particolare la carta stampata - con cifre da paura nella diminuzione degli investimenti pubblicitari - la stampa locale abbia mantenuto un ruolo essenziale da svolgere al servizio della comunità. E credo che questo possa portare copie, se fatto seriamente, ma anche con un tocco di spirito (che a Livorno in particolare certo non manca). L'ho detto alla redazione al momento del mio insediamento: più voci in campo sono segno di democrazia e permettono alle opinioni di confrontarsi davvero, alle notizie di emergere, alla pluralità delle ragioni di farsi sentire. E' un piano sul quale ci impegneremo a fondo, anche perché c'è bisogno di farsi sentire, e non solo qui, ma anche a Firenze o a Roma. Ci sono battaglie da fare, per le nostre città e i nostri paesi, la nostra economia e la nostra vita sociale, e le faremo. Così come daremo il massimo dello spazio al parere di chi conta, ma anche di chi invece non è ancora riuscito a farsi ascoltare come vorrebbe. Detto questo, concludo soffermandomi sul nostro prodotto. Ho trovato un "Corriere" ben fatto, ben disegnato, dall'autorevolezza crescente, già in grado di far male alla concorrenza. Le energie e le professionalità ci sono. Qualche idea però ce l'ho, maturata nel corso della mia esperienza nei giornali locali e non solo, e vedrò di applicarla, sulla carta e sul web. Senza rivoluzioni, che non servono: ritoccheremo prima qui, poi là, in corsa, perché un quotidiano è qualcosa di vivo, con un suo corpo e una sua anima, e non si può fermare neanche un attimo. Convinti, nel fare questo, che l'avventura dei nostri "Corrieri" sia solo cominciata. Qualcuno non ci crede? Lo dico con umiltà: scommettiamo? Io ci ho scommesso la mia carriera.

Cristiano Draghi | direttore@corrieredilivorno.it 17-02-2010
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